
Il Gange, che scorre in direzione sud-est dalle montagne dell’Himalaya nel Nepal occidentale fino al delta nel Golfo del Bengala, a Banaras nel tratto compreso fra le confluenze con l’Asi a sud e col Varuna a nord compie una sorta di curvatura e il suo procedere si fa uttaravahini: inverte cioè il corso procedendo da sud verso nord, «ulteriore garanzia di tensione al sacro» (Pellegrini 2009, p. 403) che sfida o disorienta sensi e senso, il consueto e la ragione. Ai primi sguardi dal tetto, osservando il fiume attraversare la città, non avevamo colto l’origine e il significato di quella percezione, pur avvertendo qualcosa di particolare che somigliava alla sensazione di quando i conti non tornano. Avevamo intuito o presentito, ci fosse qualcosa di singolare in quello scorrere, ma rapiti dall’incanto del lungofiume e dall’emozione di momenti che si presentavano in modo così intenso e diretto, non vi avevamo prestato sufficiente attenzione. Lo spiazzamento che percepivamo ci condusse tuttavia nella direzione di un maggior coinvolgimento, una tensione non solo allo svelamento del fatto che lo procurava, ma anche a indagare la consistenza, l’origine e la qualità di quella nostra attitudine.
Sottolinea Chiara Pussetti:
[…] le emozioni costituiscono una sfida per il ricercatore, che si trova a dover ricorrere a metodologie d’indagine molteplici […] le emozioni sono infatti una di quelle nozioni considerate come scontate sia a livello di senso comune, sia dalla conoscenza specialistica. Sembra infatti che, come affermano Fehr e Russel (1984, p. 464), tutti sappiamo che cosa sia un’emozione, finché non viene chiesto di definirla. L’esperienza emozionale, in altre parole, pare immediata e concreta, ma, al di là delle apparenze, ci si trova ad avere a che fare con una nebbia concettuale (Pussetti 2020, p. 257).Nel periodo del lockdown eravamo immersi nell’esplorazione di fatti e fenomeni nuovi, totalmente inconsueti, che ci lasciavano attoniti alla stregua di quell’incedere spiazzante di Ma Ganga. In un certo senso, in quell’indagare, ci ritrovavamo come immersi nel fiume sacro e, al tempo stesso, in un campo sommerso da una fiumana di percezioni e stati d’animo, indotti all’approfondimento sia per necessità che per spontanea attrazione.
Abitavamo un ambiente le cui tradizioni di ricerca contemplano percezioni, sensazioni ed emozioni quali chiavi di lettura primarie1: strumenti d’indagine ben definiti o (in alternativa dicotomica) causa di un’emotività vincolante e impregnante, di pulsioni da evitare tramite le pratiche e le tecniche del distacco. Approcci in cui sensazioni ed emozioni inferiscono significato e metodo alla speculazione stessa, che sia quello della ricerca tramite una via di senso negativa, apofatica, escludente o del distacco, che sia, al contrario, ricerca esperienziale, positiva e strumentale, in cui sensi ed emozioni costituiscono canali diretti e via privilegiata di approfondimento2. […]
In entrambi i casi, di fatto, si tratta di risalire la corrente, di esperire una «curvatura dell’esperienza» (Piasere 2002, pp. 28-57), di invertire il senso: uttaravahini è l’indagine che si fa interiore, uttaravahini è la Ganga a Banaras, uttaravahini si faceva in parte anche la nostra ricerca di campo.
Con il trascorrere dei giorni…
- Nella loro natura esperienziale o estetica/estatica (in particolare nei tantrismi), quindi non mare magnum emotivo indifferenziato e nebbia concettuale, o campo di ricerca esclusivo di arti e romantiche letture, bensì potenze, energie, dee, intese anche quali strumenti epistemologici, di conoscenza e non solo divinità da ingraziarsi. ↩︎
- Si fa riferimento agli approcci propri, rispettivamente, alla via vedantica ortodossa (e advaita) e a quella tantrico kashmira ↩︎
Carraro B., Catini A. (2025), Il respiro di Banaras, Vol. III Catene, domini e possibilità: l’emergenza degli altri.
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